24 giugno | “Anestesia Totale”, di Marco Travaglio e Isabella Ferrari

Grande appuntamento con lo spettacolo teatrale “Anestesia totale” di Marco Travaglio ed Isabella Ferrari, uno spettacolo che ha segnato il “tutto esaurito” in tutte le sue date durante la tournée italiana. Lo spettacolo comincerà alle 21, mentre l’apertura dei cancelli è prevista per le ore 19,30.

“Anestesia totale” di Marco Travaglio e Isabella Ferrari

È come se l’espediente della sospensione dell’incredulità fosse stata pratica comune di vita e pensiero per un intero popolo. Solo a partire da questo paradosso sono pensabili quei 17 anni che separano l’allora dall’oggi del “finalmente è (quasi) finita”.
Di “lui”, ovviamente, si parla. Del Cavaliere, unto del signore, in odor di santità. Quel “finalmente” liberatorio pronunciato pure da Indro Montanelli, all’indomani della caduta del primo governo B., grido troppo brevemente assaporato. E’ un’alternarsi di voci il nuovo spettacolo di Marco Travaglio, “Anestesia totale”. Alla sua fa contrappunto quella di una quasi ieratica Isabella Ferrari, che intona chiaro di fronte a un leggio, come fosse una sorta di vangelo laico, le parole del maestro Montanelli.
Su libertà, giornalismo, ribellione ad ogni tentativo di guinzaglio da parte dell’editore-padrone al quale nel 1994 sbattè la porta, lasciando il suo Giornale e fondandone uno nuovo, La Voce. Una scenografia ridotta all’osso, fatta di un’edicola un po’ retrò, a metà tra la Rive Gauche parigina e un’Italia post boom economico, una panchina di legno, poche note di violino, suoni distorti, diluiti, rumori di carta strappata, rimbombi ossessivi: questo il fondale che ospita il passaggio di testimone da un protagonista all’altro del palco.
Come salvarsi da questo virus, come difendersi da questo lento bollire in pentola come rane, senza accorgersi dell’ustione che devasta? Se la forza di B., la sua forza economica, mediatica, sono tali da consentirgli di agire come novello e guascone cittadino al di sopra di ogni sospetto, confessando candidamente i propri peccati nella certezza della totale assoluzione morale (chè a quella giudiziaria ci pensano le leggi confezionate ad hoc), quali vie restano?
Resta la via della verità, la forza di un giornalismo che incalzi il potere, lo stani, semplicemente lo racconti. Con una buona dose di coraggio, che ha un prezzo, certo, ma pure la certezza di una finale, riconquistata, libertà. Il giornalista Travaglio si carica sulle spalle una grossa responsabilità. Il pubblico, soddisfatto, lo premia con un teatro gremito, mai come da anni si vedeva al teatro delle Celebrazioni, e un lungo applauso. La speranza di un risveglio, forse, esiste, e resiste.